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“Ho fatto quel che ho fatto perché non ho una famiglia o figli su cui si potessero rivalere”. E’ molto complicata la vita del controllore nel pubblico, se fa il suo mestiere. “Se parli vai a casa e se vai a casa non mangi. Io, per fortuna, non ho questo problema: in caso, preferisco andare a casa e non mangiare. Ma io guardo”. Insomma, doveva pensarci proprio lei a scoperchiare il sistema di corruzione e collusioni che in Lombardia consentiva all’imprenditrice Paola Canegrati di fare man bassa di gare per servizi odontoiatrici ospedalieri, mettendo a libro paga politici e manager sanitari. Giovanna Ceribelli è una commercialista di 68 anni che si dà da sola della “rompiscatole”. I politici mangiavano sugli appalti veicolati agli amici. I dirigenti ospedalieri si piegavano alle richieste, apparecchiando le gare e adoperandosi per nascondere le irregolarità. I revisori chiudevano gli occhi. Ceribelli no, è un cancello che non fa passare nulla. Nell’ordinanza che ha portato a 21 arresti – tra i quali spicca il vicesegretario della Lega Fabio Rizzi, braccio destro di Roberto Maroni – di lei i magistrati scrivono: “Era l’unica a preoccupare la signora Canegrati”, l’imprenditrice al centro del sistema. Il suo è un piccolo studio a Caprino Bergamasco – il paese prima di Pontida, capitale morale del leghismo – ha il pallino dei conti in ordine, soprattutto se riguardano i soldi dei contribuenti. Pile di carte, faldoni ovunque.

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