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Il filone dell’inchiesta della Direzione Nazionale Antimafia e delle Procura di Potenza al Centro Oli di Viggiano dell’Eni, coinvolge in totale 37 indagati e ha portato agli arresti domiciliari di 5 dipendenti di Eni. Le indagini si sono concentrate sul trattamento dei rifiuti pericolosi, smaltiti con procedure non regolari, più semplici e meno costose, in vari impianti, tra cui Tecnoparco a Pisticci, dove è stata sequestra una vasca di depurazione e dove è indagato il presidente Nicola Savino. Altre irregolarità nello smaltimento dei reflui della lavorazione petrolifera nel pozzo di reiniezione Costa Molina 2 a Montemurro, anch’esso posto sotto sequestro. Irregolarità riguardano anche lo sforamento delle emissioni in atmosfera del Cova, dove  i dirigenti dell’Eni, tutti sospesi, avrebbero ripetutamente omesso di comunicare queste situazioni. Tra gli indagati gli ex direttori del Arpab Vita e Schiassi, per omissione nelle attività di controllo, mentre è stato disposto il divieto di dimora per un ex dirigente del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata, Salvatore Lambiase. Intanto da ieri è stata interrotta l’estrazione e la produzione al Cova.

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